19 Gen

Diminuzione del Buco dell’ozono grazie ad una cooperazione globale

Gas CFC: buco dell’ozono diminuito del 20% grazie al calo delle emissioni

La Nasa ha osservato la diminuzione del buco dell’ozono del 20% ottenuta grazie alla riduzione delle emissioni di gas CFC nell’atmosfera

 

Il buco dell’ozono si è ridotto di circa 4 milioni di chilometri quadrati
 
Le prove raccolte dal satellite Aura e condivise dalla Nasa, attestano la riduzione del buco dell’ozono.
 
Grazie la diminuzione di utilizzo di gas clorofluorocarburi – CFC e alle misure adottate dal protocollo di Montreal e la Direttiva MAC in Europa, che impongono limiti e regole stringenti nell’utilizzo degli F-Gas, causa diretta dei gas serra, oggi è possibile osservare una diminuzione del 20% del buco dell’ozono rispetto al 2005.
 
Tutti i dati e le osservazioni tecniche sono raccolte nello studio contenuto nel giornale Geophisical Research Letters, pubblicato il 4 gennaio dall’Unione Geofisica Americana.
 

 
 
La riduzione dell’ozono indica il generico assottigliamento dell’ozonosfera, una fascia della stratosfera che si è cominciato a studiare e rivelare a partire dalla fine degli anni settanta (stimata intorno al 5% dal 1979 al 1990)
 Il tema dei cambiamenti climatici è oggi a mantenere alta l’attenzione sui temi ambientali, negli anni a cavallo fra l’80’ e il 90’ un altro tema “scottante” preoccupava governi e cittadini: il buco dell’ozono. Questo fenomeno altro non è che la riduzione dello strato di ozono stratosferico sopra le regioni polari.
La riduzione dell’ozono indica l’assottigliamento dell’ozonosfera, la fascia più alta della stratosfera (situata fra i 15 e i 50 km dalla superficie terrestre).
 Il buco dell’ozono è una riduzione ciclica dello strato di ozono stratosferico (ozonosfera) che si verifica, principalmente in primavera, sopra le regioni polari.
La diminuzione nel 2011 si attestò fino al 71% nell’Antartide e al 29%  nella zona dell’Artide.  

Effetti sulla vita

Lo strato di ozono assorbe quasi tutte le dannose radiazioni ultraviolette, in particolare quelle chiamate UV-B al 95% e totalmente le UV-C, ma lascia trapassare quasi totalmente i famosi raggi UVA (UV-A) , ovvero quelli che recano maggiormente danno all’epidermide. Quindi, se lo strato si riduce, aumenta la quantità di radiazioni che raggiunge la superficie terrestre.
Le ricerche sui danni provocati dai raggi ultravioletti non schermati dall’ozono sono recenti e non hanno ancora dato risultati definitivi. È comunque un dato di fatto che le radiazioni ultraviolette, soprattutto quelle a più alta energia, abbiano effetti di mutazione genetica e siano quindi causa di tumori.
 

Riduzione CFC 

 
Nel 2000 la produzione di CFC è scesa dal suo massimo di un milione di tonnellate (raggiunto nel 1988) a meno di 100.000 tonnellate per anno, grazie anche all’introduzione dei meno dannosi idroclorofluorocarburi (HCFC); per alcune applicazioni (come i condizionatori per automobili), si è passati anche all’uso di idrofluorocarburi (HFC) che, non contenendo atomi di bromo o di cloro, non sono dannosi per lo strato di ozono (ma che sono comunque dei potenti gas serra).  
Infatti nel 1987 il Protocollo di Montreal: un trattato internazionale volto a ridurre la produzione e l’uso di quelle sostanze che minacciano lo strato di ozono, in particolari i gas CFC o clorofluorocarburi. Firmato il 16 settembre 1987 è entrato in vigore il 1° gennaio 1989 ed è stato sottoposto alle revisioni del 1990 (Londra), 1992 (Copenaghen), 1995 (Vienna), 1997 (Montréal) e 1999 (Pechino). Per l’ex segretario dell’ONU Kofi Annan si trattava di: “Un esempio eccezionale di cooperazione internazionale: probabilmente l’accordo tra nazioni più di successo”
Risultato ? Il buco dell’ozono si è ridotto di circa 4 milioni di chilometri quadrati.

La chiusura completa del buco dell’ozono

 Tuttavia richiederà veri decenni in quanto “i gas clorofluorocarburi hanno una “vita” che può durare tra i 50 e i 100 anni perciò sostano nell’atmosfera per un periodo di tempo davvero lungo” ha aggiunto Anne Douglass, co-autrice dello studio che ha concluso: “per l’eliminazione completa del buco dell’ozono dovremo aspettare il 2060 o il 2080”.