14 Apr

Energia dal vino

Energia dal vino

 

Usare gli scarti del settore vitivinicolo per produrre energia? Una filiera a impatto zero potrebbe essere  collaudata con successo come  in altri Paesi europei , ma in Italia spesso  manca il coraggio di investire, nonostante le varie forme di incentivazione disponibili.  Eppure le buone pratiche non mancano, almeno in Veneto.  Dove le potenzialità concrete di produrre energia pulita dagli scarti di lavorazione del vino, un comparto di grande rilevanza nell’economia di una regione come il Veneto. Un milione e 117mila tonnellate di uva raccolta nel 2011, quasi 71.800 ettari coltivati a vigneto, con una netta prevalenza nel Trevigiano, seguito di poco dal Veronese (il primo terra di produzione di prosecco e il secondo di amarone), che insieme detengono poco più di 52mila ettari. Ma se il core business del vino di qualità con le sue bottiglie e bollicine ha conquistato i mercati mondiali, anche i suoi residui sono una risorsa.

 

L’ agenzia regionale Venetoagricoltura nel lontano 2012 ha illustrato come i sottoprodotti della vinificazione possono avere “interesse energetico”: «E’ possibile un utilizzo delle vinacce e, parzialmente, delle fecce come biomassa per alimentare i digestori di impianti di produzione di biogas, come biomassa combustibile per alimentare caldaie per la produzione di energia termica e per la co-generazione, e infine per produrre bioetanolo. I raspi possono essere inoltre miscelati al cippato di sarmenti, con tutte le considerazioni del caso, e utilizzati in combustione diretta». Da una stima dell’agenzia sui dati della vendemmia 2011 risulta che la disponibilità del Veneto è di 60mila tonnellate di vinaccioli, 60mila t. di raspi, 43mila t. di fecce e 129mila t. di sarmenti. Tradotto per i non addetti ai lavori: tanto carburante verde per produrre energia elettrica o calore.

 Le tecnologie vanno dalla combustione con caldaia di ultima generazione, turboconvettori per la produzione di energia e sistemi di riscaldamento o raffrescamento nell’ambito della produzione di vino, fino alla co-generazione anaerobica per la produzione di biogas da usare a sua volta per produrre energia elettrica e caloreTrattando anche una sola parte di queste quantità di residui a fini energetici molte aziende del settore potrebbero diventare autosufficienti con vantaggi per l’ambiente, riducendo ad esempio la produzione di CO2». 

Trattare anaerobicamente fecce, vinacce, fanghi di depurazione, reflui del settore vitivinicolo è possibile, così come ripensare gli impianti di depurazione esistenti gestiti da multiutilities e municipalizzate per il trattamento di acque reflue civili. Di quest’ultimo esempio esiste un solo caso sperimentale in Italia, in provincia di Chieti con i processi già studiati e già messi in pratica da tempo in altri paesi, come la Germania o gli Stati Uniti. 

#vino #biomassa #curiosità #vinitaly2018#vinitaly #italia #energia #latuaenergia #evenia