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In Italia la produzione di energia elettrica avviene a partire dall’utilizzo di fonti energetiche non rinnovabili (i combustibili fossili quali gas naturalecarbone e petrolio in gran parte importati dall’estero) e in misura sempre più rilevante con fonti rinnovabili (come lo sfruttamento dell’energia geotermica, dell’energia idroelettrica, dell’energia eolica, delle biomasse e dell’energia solare); il restante fabbisogno elettrico (il 14,1% dei consumi totali nel 2014)[2] viene soddisfatto con l’acquisto di energia elettrica dall’estero, trasportata nel paese attraverso l’utilizzo di elettrodotti e diffusa tramite la rete di trasmissione e la rete di distribuzione elettrica.

Il fabbisogno di energia elettrica è comunque solo una parte dell’intero fabbisogno energetico nazionale dovendo considerare anche i consumi legati ad esempio all’autotrazione, al trasporto marittimo ed aereo, al riscaldamento degli ambienti e a parte della produzione industriale, necessariamente coperti dall’uso diretto dei combustibili fossili, anch’essi in massima parte di provenienza estera.

Negli anni ’80, l’Italia avviò un programma di decarbonizzazione della produzione nazionale di energia elettrica e nel 1986 arrivò a produrre il 29,1% da fonti alternative al fossile (44,5 TW·h da idroelettrico, 2,8 TW·h da geotermoelettrico, 8,8 TW·h da nucleare su un totale di 192,3 TW·h di produzione nazionale; valori lordi, come nel seguito).

Inoltre, prese parte ad un progetto finanziato dalla Comunità Europea nell’ambito di un progetto di ricerca sulla generazione termoelettrica da concentrazione solare (TCS), la centrale solare Eurelios da 1 MW, tecnologia già allora promettente. In quegli anni sembrava possibile ridurre in modo determinante la dipendenza italiana dalle importazioni di combustibili.

L’incidente di Černobyl’ del 1986 ed il coincidente crollo del costo del petrolio (che sostanzialmente terminò la crisi petrolifera iniziata nel 1973), da una parte causò la drastica uscita dell’Italia dalla generazione di energia da fonte nucleare, e dall’altra parte spinse a terminare lo sviluppo delle tecnologie TCS, che nonostante il funzionamento non entusiasmante di Eurelios, avrebbe meritato ricerche sulle ragioni del mancato successo del prototipo. Ciò ebbe effetti drammatici sulla decarbonizzazione elettrica, con una crescita abnorme dell’apporto del termoelettrico fossile, che nel 2007 raggiunse il suo picco storico, con una generazione di 265,8 TW·h, coprendo l’84,7% della produzione nazionale pari a 313,9 TW·h. Le fonti alternative, ora ridotte alle sole rinnovabili (idroelettrico, geotermoelettrico e una generazione combinata da eolico e fotovoltaico che tallonava quella geotermoelettrica), apportavano solo il 15,3% della produzione nazionale elettrica.

Solo nel 2013, l’Italia ha recuperato e superato il valore di generazione non fossile del 1986, con un 33,4% da fonti rinnovabili (54,7 TW·h da idroelettrico, 5,7 TW·h da geotermoelettrico, 14,9 TW·h da eolico , 21,6 TW·h da fotovoltaico su una produzione nazionale di 289,9 TW·h).

Nel 2015, le fonti rinnovabili coprono il 33,2% della produzione nazionale di 270,7 TW·h (44,8 TW·h da idroelettrico, 5,8 TW·h da geotermoelettrico, 14,6 TW·h da eolico, 24,7 TW·h da fotovoltaico). Il leggero cedimento è conseguenza dell’andamento fortemente variabile delle fonti rinnovabili, nonostante l’evidente riduzione della produzione nazionale. Occorre quindi considerare l’apporto delle rinnovabili mediato su un certo numero di anni e non citare I dati di un anno da primato, come, ad esempio, il 2014, ove grazie ad una notevole piovosità, l’idroelettrico ha prodotto 60,3 TW·h. Nel 2015, la produzione fotovoltaica rappresentava il 9,1% della produzione lorda nazionale.

Sul lato dei consumi, ovvero della domanda elettrica, fino al 1978 le importazioni si mantennero a livelli modesti, ma dal 1979 avvenne una graduale crescita delle importazioni, con un dato importante nel 1984 pari ad un saldo di 20,9 TW·h. Nel 1986 si registrò un valore di 22,1 TW·h, quindi di tutto rispetto, pari a otto volte quello geotermoelettrica nello stesso anno. Dal punto di vista delle emissioni, però, non è possibile fare valutazioni precise, perché sarebbe necessario conoscere l’esatto mix-energetico dei paesi di provenienza o la fonte precisa di alimentazione.[2][3]